20 Mar Il “segreto” dei grandi patrimoni
Naturalmente questi numeri sono una media. Non tutti hanno visto deperire il proprio patrimonio a causa dell’inflazione. C’è chi lo ha aumentato e anche parecchio, ma prima bisogna fare un discorso di metodo. La Banca d’Italia divide la popolazione italiana in decili: il 10% più povero è il primo decile, il 10% più ricco è il decimo decile e in mezzo, divisi appunto in “quote” del 10% in base alla ricchezza, ci sono tutti gli altri. Bene. Secondo la Banca d’Italia il 10% più ricco della popolazione ha aumentato la propria ricchezza di ben il 24,9% mentre coloro che appartengono al nono decile (un po’ meno ricchi dei più ricchi, per capirci) hanno perso ricchezza perché il loro patrimonio è cresciuto del 10,3% a fronte di un’inflazione che, ricordiamolo, è stata del 18,6%.
La classe media è diventata meno ricca
Peggio ancora è andata per l’ottavo e settimo decile che hanno perso ricchezza persino in termini nominali, cioè escludendo l’erosione dovuta all’inflazione. La peggiore di tutte, però, è stata la performance di quelli che rientrano nel sesto decile che i sociologi chiamano “classe media”. Hanno visto un calo del proprio patrimonio dell’11,3%, che in termini reali corrisponde a una discesa del 25,4%. Cioè: in 10 anni la loro ricchezza è calata di un quarto!
Come mai? Al di là di riforme e provvedimenti economici dei vari governi, per capire quello che è accaduto si deve guardare alla composizione della ricchezza e così si scopre che il 10% più ricco degli italiani ha un patrimonio molto più diversificato degli altri. Vuol dire che mentre la casa vale il 50,3% del patrimonio totale degli italiani, per loro vale solo il 35,6%, sono stati quindi meno colpiti dal calo del valore degli immobili degli ultimi 10 anni. Non solo: mentre gli italiani, in media, hanno il 12,1% della ricchezza sui conti correnti e i depositi, loro in banca lasciano solo il 10,5%. E (e qui arriva il bello) i più ricchi investono in borsa, in fondi, in obbligazioni, insomma, in strumenti finanziari, il 24,3% del loro patrimonio contro il 17,5% medio.
Chi investe in fondi, azioni, obbligazioni, vede il proprio patrimonio crescere di più
Diverso è il caso delle famiglie meno facoltose. Prendiamo ancora come termine di confronto il sesto decile, quello che rappresenta una fetta importante della classe media italiana. Per loro le proprietà immobiliari costituiscono ben il 78,8% di tutta la ricchezza. E, per di più, nel 2023 hanno investito negli strumenti finanziari già citati (azioni, fondi di investimento, obbligazioni, fondi pensione) appena il 4,1% del proprio patrimonio, persino meno che nel 2013.
Queste enormi differenze a livello di allocazione delle risorse hanno conseguenze ben precise, più si investe in strumenti alternativi al mattone e al deposito in banca, più si cresce, e viceversa. La correlazione, come si può osservare nell’infografica, è chiarissima: i patrimoni del 10% più ricco, quello che già nel 2013 aveva destinato il 24% della ricchezza in azioni, fondi, obbligazioni, ecc., sono aumentati, come abbiamo visto, del 24,9%, perché tali asset hanno visto tassi di crescita molto positivi. Quelli dei decili inferiori, che si sono affidati meno a questi strumenti, hanno avuto performance proporzionalmente peggiori. Il sesto, il settimo e l’ottavo, che hanno investito meno del 10% in questi prodotti, hanno visto una riduzione dei patrimoni, fino al caso più estremo, quello del sesto decile che, guarda caso, è contemporaneamente quello che si è emancipato meno da immobili e depositi e che ha visto la peggiore discesa della propria ricchezza, di ben l’11,3%.
Quindi i dati ci dicono che chi diversifica diventa più ricco, chi non lo fa diventa più povero. E non importa il valore del patrimonio che si investe. Significa che se si investono 10 euro in una casa ci si impoverisce, se si investono 10 euro in azioni ci si arricchisce, numeri alla mano.
Buona salute finanziaria.
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